Ficcante

Inizio sempre così ogni mia lezione di gestione degli obiettivi e degli impegni, con questa parola che oltre al significato etimologico “che mira dritto allo scopo” ha anche un potere onomatopeico non indifferente.

Ficcante rimanda il nostro pensiero al rumore di una freccia che centra l’obiettivo, ma se fate attenzione al suono delle lettere potete capire che il processo è composto da tre momenti.

Il “fi” iniziale, la freccia sta ancora rompendo l’attrito con l’aria e non è ancora sicura di raggiungere le scopo, per un attimo è titubante sospesa in aria, attratta dalla forza di gravità, come una comfort zone di atterraggio.

In realtà è quello che succede a tutti i nostri impegni prima che si trasformino in obiettivi, si trovano a mezz’aria contro le difficoltà della realizzazione, moltissime ragioni che ci spingono a mollare. Se non bastasse, perennemente presente nella nostra vita c’è questa forza di gravità, un peso gravoso che ci scruta imperterriti. Da un lato è il motivo sfidante per cui vogliamo raggiungere gli obiettivi, dall’altro è la costante di difficoltà che solo un arciere professionista prende in considerazione prima di scoccare la sua freccia. Ecco perché la pianificazione degli impegni è altresì importante come la gestione degli obiettivi. Prendersi un impegno e cosa facile, come tirare la corda di un arco cercando un bersaglio da colpire. Essere in grado di pianificare quello che intercorre tra il momento in cui la freccia lascia il suo caldo angolino comodo e viene scagliata attraverso venti difficoltà diverse, e il momento in cui sentiamo il “ccan”, è la bravura e la maestria, che non viene solo dall’esperienza ma soprattutto dalla consapevolezza.

E di consapevolezza ce ne deve essere tanta nel momento in cui la freccia fa breccia sulla paglia e si conficca nel tabellone. Se è un “ccan” debole la freccia rischia di cadere attratta dalla forza gravosa della poca pianificazione, se sarà un bel “ccan” sicuro, forte di sé allora saremo sicuri di aver colpito e affondato il nostro impegno trasformandolo in un obiettivo raggiunto e in quel momento esatto sentiremo “te”.

Sarà la nostra motivazione che scricchiola come un fuoco che arde ben caldo, dicendo chiaramente che grazie a “te” l’obiettivo è stato centrato.

Non tutti siamo in grado di centrare sempre gli obiettivi per cui risultiamo divisi in tre categorie: i primi, quelli descritti sopra, i secondi: i “fi..n” che vedranno la freccia atterrare leggiadra sull’erba del campo di tiro e la terza categoria: i “fi..n..te!” coloro che condividono lo stesso destino dei secondi ma puntano il dito indicando la colpa del misfatto a qualcun altro.

“Fi..n” tanto che sarai consapevole che la freccia non ha raggiunto il suo scopo per un tuo errore, potrai imparare da esso. Ma quando le tue conclusioni sono “fi..n..te!” non potrai andare da nessuna parte perché la consapevolezza si crea partendo dal presupposto che l’aria (venti difficoltà) e la forza di gravità esistono per tutti, se la freccia non va a segno è sempre e solo un errore tuo.

E chi commette errori è fortunato, perché può imparare molto!

Per cui come prima lezione per arrivare ai tuoi obiettivi:

Impara dai tuoi errori!

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L’unione fa la forza!

Alex Sebastianutti

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