Di cosa abbiamo bisogno?

L’acedia, sebbene sia una parola in disuso (come gli altri ⅔ del vocabolario), esprime molto bene la situazione attuale in cui l’intera popolazione italiana sta vivendo. Questa parola proviene dal greco akēdía, (a ‘privo’ – kêdos ‘dolore’,) e significa proprio: assenza di dolore, indifferenza. La sfumatura particolare di questa parola è che nel linguaggio moderno, l’acedia ha preso un significato più preciso di “anomalia della volontà”, la migliore definizione che possiamo dare ai fatti che una persona attenta riesce a vedere.

Nella situazione politica, economica e sociale, il popolo italiano sta vivendo dei momenti di terribile indifferenza, come se tutto ciò che sta accadendo non riguardasse nessuno. Se fate caso alla storia, la ciclicità con cui avvengono gli eventi è terribilmente precisa, e per farvelo capire prendo in esame, in modo molto semplificato ma efficace allo scopo, solo gli ultimi anni:

  • Dal 1830 al 1870: sono stati tempi duri,
  • Dal 1870 al 1910 sono stati tempi di crescita rispetto a quelli precedenti,
  • Dal 1910 al 1950 sono stati tempi veramente duri,
  • Dal 1950 al 2000 sono stati tempi di crescita molto migliori a quelli precedenti,
  • Dal 2000 al 201.. sono stati (e sono) tempi duri.

Ora, senza il bisogno di un esperto di psicologia e sociologia, possiamo tranquillamente ammettere che gli eventi condizionano il modo in cui rispondiamo e ci comportiamo, per cui alla luce degli stessi periodi storici possiamo vedere una cosa interessante:

  • Dal 1850 al 1880 persone provate da periodi difficili ci hanno regalato una società stabile e serena, che ha prodotto persone fragili,
  • Dal 1880 al 1930 le persone fragili ci hanno regalato dei tempi duri,
  • Dal 1930 al 1970 i tempi duri ci hanno regalato persone forti che hanno lavorato per darci una società stabile e serena,
  • Dal 1970 al 2000 In una situazione stabile e serena si cresce persone…?

Non è per cui strano credere che rispetto agli ultimi 50 anni, non ci siano i giovani di una volta (un’anomalia delle volontà), ma proprio alla luce di ciò dobbiamo tutti rimboccarci le maniche per cambiare la situazione.
Realmente dovremmo vedere tutti i giovani (dai 15 ai 30 anni) pieni di voglia e di forza, pronti a mettersi in gioco per cercare il benessere e la situazione serena e positiva. Realmente ciò che vediamo è un gruppo eterogeneo di persone fragili che si lamenta della situazione senza fare alcunché per migliorarla (e qualche testa calda che scappa da questo gruppo arrivando da solo a risultati spesso eccellenti).
L’eccellenza non è sempre ciclica nella storia, in ogni periodo però ci sono delle forme di eccellenza che ci fanno essere orgogliosi di appartenere alla specie degli essere umani. Ma la società non è salvata dalle eccellenze, le situazioni non cambiano per il merito di pochissime teste calde, le rivoluzioni partono da idee di teste calde, ma si attuano perché tutti partecipano per portare l’ago della situazione verso un vero benessere comune dei molti.
Possedere un iPhone, andare in giro con l’Audi del papà, o usare i 4 soldi che guadagni per “spaccarti ammerda” il sabato sera non ti rende una persona forte, non porta benessere a te e alla società.

Dobbiamo capire che è arrivata l’ora del sacrificio, tempo che ci tiriamo su le maniche e che tutti lavoriamo per il presente e il futuro migliore che vogliamo meritarci.

Io so già di essere una di quelle teste calde che chiama alla “rivoluzione”, ma se voi state lì inetti come tanti Mattia Pascal…la situazione non la faremo cambiare mai, e anche i tuoi figli vivranno con la precarietà del lavoro, una situazione economica disagiata e una condizione psicologica al tracollo.
Il fondo lo abbiamo già toccato, invece di fare la fatica di scavare, facciamo la fatica di risalire, che all’uscita del tunnel c’è sicuramente una ricompensa per tutti noi e le persone a venire.
Commenta per farmi sapere cosa stai facendo per cambiare in meglio la situazione e condividi questo articolo per spargere la voce del cambiamento.

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Sebastianutti Alex

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