Ma tu dove sei?

Nell’ultimo articolo abbiamo visto quanto è facile persuadere la nostra mente e la maggior parte delle volte ci facciamo influenzare a tal punto che qualcun’altro fa le scelte per noi.

Siamo impostati a reagire comunemente agli stimoli del mondo esterno e uniformarci con gli altri e con la comunità che ci sta attorno. All’asilo e alle elementari abbiamo tutti lo stesso grembiule, studiamo le stesse materie, con le stesse persone e con l’uso degli stessi strumenti. Man mano che si cresce degli status symbol ci rappresentano, a volte sono gli interessi, come quello per la musica, a volte uno stile di abbigliamento può fare grande differenza e alcuni (i migliori) riescono anche a sentirsi rappresentati sfoggiando un oggetto.  Insomma devi appartenere a una certa cerchia di persone.

Forse neanche in India le caste sono così vincolanti e restrittive.

Dopo aver speso 20 anni di vita con queste limitazioni, ti affacci al mondo degli adulti, pensando di meritare più degli altri per il semplice fatto che ti senti importante. In effetti ti hanno fatto sentire importante, ti hanno riempito di attenzioni, hai sempre visto gente che ce l’ha fatta, ti hanno insegnato che devi fare la differenza, ma nessuno ti ha insegnato che per farla, devi prima essere capace di pensare con la tua testa.

Come bravi soldati, pieni di arroganza, sbarchiamo nelle spiagge della vita reale.

Carne da macello.

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Improvvisamente scoppia una guerra quando qualcuno ci dice, “no”. Una montagna di detriti sopra alle nostre autostime.

E adesso, chi ci insegna a rialzarci? Chi ci dirà come fare? Chi seguiremo?

In quel momento avviene la grande scrematura.

L’eroe sarà il primo a uscire allo scoperto, usa la sua testa, prende le decisioni, cadrà molte volte, troverà mine, bombe e proiettili, nella sua strada, ma è un eroe. Ne uscirà con uno zaino di esperienza, un sacco di cicatrici che sfoggerà a chiunque come segno indelebile e inquestionabile della sua riuscita. In questa categoria troviamo molti personaggi che sono riusciti nella loro impresa.

Il secondo a uscire sarà il furbo, guardando come esce l’eroe, pensando di aver capito il gioco. Copia le mosse dell’eroe coprendosi dietro ai fallimenti di quest’ultimo, non imparando mai come uscire con la sua testa. Senza esperienza, niente cicatrici, si chiederà di continuo come mai la sua vita sarà una peripezia infinita di finti successi e vere sconfitte, senza alcuna consistenza. Amo alcuni film di Leonardo di Caprio, proprio perché lui impersona alla perfezione il furbo. La sua punta di diamante: Prendimi se ci riesci.

catch me if you can

Ecco è il turno dei miei preferiti, i temerari. Quei pochi, che nella confusione e nel buio, tra le loro macerie, hanno pensato per la prima vita, pianificando e prendendo le loro decisioni, per affrontare il da farsi. Senza tuffarsi nella mischia, studiano il campo di battaglia, cercano di preventivare le mosse del nemico, pianificano i punti di riparo, lentamente ripescano tra le macerie i pezzi che gli servono per avanzare. Non arrivano al punto di salvataggio indenni, ma sicuramente sono quelli che sulla bilancia della vita avranno meno perdite, rispetto i guadagni ottenuti.

Poi arrivano gli eterni insicuri, che a volte si fanno guidare dai temerari per arrivare a destinazione e altre volte ci arrivano da soli ma non hanno ben chiaro il perché e il come ci siano arrivati. Sono tutte quelle persone che rientrano nella media, conducono un’esistenza ‘piacevole’ limitata alle condizioni che sono abituati ad accettare.

Per ultimi, perennemente schiacciati dalle macerie, restano i veri perdenti, e poi ancora più in basso, i perdenti arroganti. I primi piangeranno tutta la vita per le condizioni in cui sono, ma mai e poi mai alzeranno un dito per cercare di cambiare qualcosa.

E solo poi, troveremo coloro che la raccontano lunga ai perdenti (perché non c’è nessun altro sotto le macerie con loro) di come loro ce l’hanno fatta.

Peccato che le loro siano solo seghe mentali, perché a tutti gli effetti sono sotto le macerie.

Non siamo oggetti con istruzioni annesse al momento della fabbricazione. Ognuno è invitato a farsi un esame di coscienza e siate umili, perlomeno quando parlate con voi stessi. Nessuno vi può giudicare per quello che pensate.

Si dice che la vita sia difficile, e lo è proprio nel momento in cui lasciamo agli altri le decisioni. Solo in quel momento ci potremmo rendere conto che a noi arriveranno solo le conseguenze, piene di problemi che non ci serviva affrontare.

Nulla è mai perduto del tutto, lottate per cercare la soluzione ai problemi e cercare di farlo attraverso la sinergia e la condivisione, perché nessuno di noi è solo e ci sono molti aiuti sparsi per il campo di battaglia.

Metti via la presunzione di potercela sempre fare da solo, accetta le mani tese che trovi per la tua strada, perché come avevo già detto tempo fa:

quando è difficile da solo provaci in due, perché così aiuti anche la persona che hai di fronte.

Io vi tendo due mani, sono disponibile nei commenti e nella sezione contattami per dare rilievo alle tue potenzialità e cerco di dare una bussola che vi dia una direzione ovunque voi vogliate andare.

Più di così non posso fare, purtroppo devo accettare il fatto che ci siano persone che non desiderano migliorare.

Sebastianutti Alex

 

 

Grazie a http://www.history.com e http://it.sratim.co.il per le immagini.

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