Notare le Emozioni

Una delle cose che mi hanno colpito di più durante il mio incontro con Luca (il ragazzo autistico di cui ti ho parlato nel precedente articolo) è la consapevolezza di quante emozioni non notiamo nell’arco di un singolo giorno o meglio, in un singolo istante.

Spesso cadiamo nella trappola della vita convulsiva e in mezzo a quei momenti pare di stare in macchina con la radiocronaca della partita, facciamo attenzione solo quando il cronista grida: “è in area…. tiroooo… GOAL!!”

Per il resto del tempo le nostre emozioni, e i pensieri che le provocano, se ne stanno sommessi a farfugliare sullo sfondo della nostra consapevolezza finché non saltano su e non esplodono in un commento rabbioso, con mal di stomaco a seguito. Le nostre abitudini ci hanno imposto di far vivere la maggior parte delle nostre emozioni al disotto della soglia della nostra attenzione, nascoste, dimorano nell’ombra della mente finché…

non ci diamo un’occhiata dentro!

Quello che a me è successo durante l’incontro con Luca, quello che succede nelle nostre vite tutti i giorni, attimi di consapevolezza in cui siamo noi a decidere di poter guardare dentro la nostra mente chiudendo la porta e tutti i rumori che provengono all’esterno, e concentrarci su ciò che accade dentro di noi nei minimi dettagli.

Nel mio libro parlo parecchio di consapevolezza e cerco di essere coerente con il mio pensiero ma mi rendo contro che spesso non è facile, Goleman ci dà una mano ulteriore in uno dei suoi stupendi libri:

A prima vista i nostri sentimenti ci possono sembrare ovvi, una riflessione più accurata ci fa tornare in mente le volte in cui siamo stati troppo disattenti ai nostri veri sentimenti su una data cosa o “ci siamo svegliati troppo tardi” a essi, quando i giochi ormai erano fatti.

Per evitare che tutto questo capiti tutti i giorni e più volte al giorno c’è una pratica che impiega appena 10 minuti del tuo tempo, a fine giornata, quando puoi sederti comodo ma vigile e chiudere tutta la confusione al di fuori della tua mente.
Pensa a tutte le emozioni che hai provato e scrivile in un note, dagli un nome esatto e cerca di essere più preciso possibile, comincia con le emozioni più chiare e poi cerca di analizzare:

Ho avuto paura in questo momento.

Ma era paura o ansia? Ero angosciato o terrorizzato? Ero solamente insicuro?

Sono stato felice in quest’altro momento.

Felicità perché ero appagato? Ero semplicemente allegro? Esultante forse? O forse era più una gioia?

Sono stato triste poco dopo.

Tristezza perché ero addolorato? Nostalgico? Solo di cattivo umore?

So che ci sono delle difficoltà di comunicazione, descrivere le emozioni non è facile, qui sotto c’è riportata una tabella delle emozioni più ricorrenti e la loro suddivisione; sono tutti termini che sai, però sono nascosti come le emozioni nel profondo buio del tuo cervello.

Tabella delle emozioni
Crediti: Prof. Massaro Nicola

L’importanza di fare questa attività la si vedrà con i primi risultati dopo un paio di settimane, quando avrai sufficienti dati per analizzare quali emozioni provi di più e quali di meno.

Ma già essere in grado di richiamare a fine giornata gli eventi successi e collegare le giuste emozioni (represse o no) aiuta il nostro cervello a fare luce su quella zona buia che ci apre infinite porte di comunicazione, dall’ascolto di noi stessi all’empatia verso gli altri.

Un mondo che si apre con un azione sola: Notare le nostre emozioni.

A chi interessa una lettura più ampia e specifica di questo tema vi consiglio questo libro, scritto da una nota psicologa americana (Thérèse Jacobs-Stewart).

Alex Sebastianutti

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